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Analfabetismo funzionale: cos’è e come difendersi.

L’analfabetismo funzionale è l’incapacità di usare in modo efficiente la capacità di lettura, scrittura e calcolo nelle normali situazioni di vita quotidiana.

Si differenzia dall’analfabetismo, che è l’incapacità completa di leggere e scrivere causata da deficit di istruzione, perchè il soggetto in grado di comprendere il senso delle singole parole è, per varie ragioni, incapace o svogliato nel comprendere il senso delle frasi intere e la loro interazione con il resto del testo.

Se attualmente l’analfabetismo totale è, fortunatamente, quasi scomparso nella nostra nazione, il ritmo sempre più frenetico della vita, l’uso massiccio dei cosiddetti “social network” e l’immensa eccedenza di informazioni, non sempre corrette, invece, favoriscono proprio l’analfabetismo funzionale.

Il problema diventa ancor più grande ed evidente quando questo fenomeno, così diffuso quanto sconosciuto, diventa il mezzo per diffondere informazioni di massa sbagliate, siano esse per analfabetismo funzionale di qualcuno di cui ci fidiamo che utilizzate scientemente per scopi differenti.

Quindi, sfruttando sia il sentito dire che l’incapacità o la pigrizia nel cercare di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, vediamo spesso diffuse informazioni che diventano vere solo perchè “virali”.

Era già successo molte volte a giornalisti più o meno famosi di replicare notizie sbagliate in questo modo,ma l’esempio forse più eclatante potrebbe essere il recente intervento di Matteo Renzi, in visita ufficiale in Argentina in qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri Italiani, durante la quale ha tenuto presso l’Università di Buenos Aires una Lectio Magistralis, cioè una “lezione di particolare rilevanza e livello tecnico tenuta da un docente o personaggio dotato di notevoli competenze o fama” (cit.).

In quell’occasione ilpremier in carica, davanti a studenti, docenti, giornalisti, politici e sotto gli occhi di mezzo mondo ha declamato una poesia attribuendola al famoso poeta argentino Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo. Il testo, però, non è di Borges, ma circola nel web da qualche anno in forma anonima e qualche sconosciuto buontempone l’ha attribuita per primo al celebre poeta, inducendo in inganno qualche inconsapevole analfabeta funzionale dello staff di Renzi,

Ma se in questo caso di scivolone si tratta possiamo pensare che in altri casi l’analfabetismo funzionale sia voluto, cercato e persino sfruttato. Quali?

Beh, si può pensare a chi nella rete inventa siti o pagine FaceBook dal nome simile a testate famose dove si pubblicano bufale in grande quantità, costruite ad och o già replicate, ma si può persino pensare che addirittura i Parlamenti di tutto il mando ne facciano uso, consapevolmente o meno, infatti, siamo abituati a leggi complicate, norme incrociate e circolari interpretative, per cui non si sa mai se quello che facciamo è giusto, sbagliato o se vi sia margine di errore.

Un esempio potrebbe essere la detenzione di apparati atti alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive, per le quali si è tenuti a pagare il canone. Cito questo esempio perchè io, personalmente, non possiedo a casa una televisione, radio od altri “apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni” (art. 1 RDL n. 246/1938), possiedo, però uno smartphone, un computer e persino un table collegati permanentemente ad internet: devo pagare il canone?

Se controllate in rete i pareri sono differenti, se chiedete ad amici e/o parenti vi diranno in maggioranza certamente sì, invece la Circolare 12991 del 22/2/2012 a firma dell Capo Dipartimento Dr. Roberto Sambuco dell’Agenzia delle Entrate, fino a nuova smentita afferma il contrario, quindi, seppur nell’era di internet chi riceve la televisione tramite la rete non è tenuto a pagare il canone, nemmeno in virtù della recente legge di stabilità Legge di Stabilità n°208/2015, dato che la circolare non è ancora, per fortuna, stata smentita.

Allo stesso modo la politica dovrebbe pensare alla semplificazione in questi termini, vale a dire che nell’approvare o promulgare una legge si dovrebbe, od almeno potrebbe, replicare il testo armonizzato e gli eventuali collegati in modo semplice e leggibile, al contrario la forma più utilizzata è ancora complicata ed incompleta favorendo l’analfabetismo funzionale e lasciando il cittadino nella mani di eserciti di avvocati e commercialisti che cercano, non sempre con successo, di “interpretare” le norme.

Anche il precedente articolo della redazione “Decreto banche e direttiva UE: cosa dice veramente?” tratta il problema, infatti sia la norma italiana in approvazione che la Direttiva UE sono difficili leggere e da interpretare, al punto che, almeno apparentemente, la scelta del governo sembra essere in contraddizione con le quindici pagine di raccomandazioni che introducono il testo comunitario.

Un buon metodo potrebbe essere quello utilizzato in avionica dove le norme hanno sempre lo stesso nome cambiando la versione, alla loro modifica basta inserire alla pagina giusta il testo nuovo con la data di aggiornamento, non sarà il massimo ma almeno potrebbero sparire i vari “all’articolo xx comma xy della legge xyz/2054 dopo la parola ‘okki’ aggiungere ‘aperti’” e ridurre il numero dei siti che “interpretano” e pubblicano testi armonizzati.

Quindi, è importante informarsi sempre da soggetti attendibili che citano le fonti e forniscono supporti, come facciamo noi linkando gli originali su cui ci basiamo, ma se l’analfabetismo funzionale porta a cattive intrepretazioni ed usi delle informazioni come difendersi?

É semplice: Okki Aperti!