Caro compagno ti scrivo

Caro compagno ti scrivo, ma questa volta non è per distrarmi, anzi, al contrario, lo faccio proprio per non farmi distrarre, sport molto in voga negli ultimi anni.

Sergio Bellavita è stato licenziato.

No, non dalla fabbrica per cui lavorava, ma dal sindacato dove militava … è questa la novità: i sindacati licenziano i loro funzionari e non per incapacità o per danni procurati ai lavoratori che assistono, ma, come dice lui stesso, per “lesa maestà”.

Il suo post su Facebook:

“Licenziato da Landini per lesa maestà!

Stamane mi è stato comunicato il licenziamento dalla fiom nazionale dopo 15 anni di impegno sindacale. Landini e la sua segreteria hanno deciso all’unanimità di darmi venti giorni di tempo per rientrare in fabbrica. Non vengo cacciato perché colto a rubare, non per aver fatto un accordo vergognoso. Non è in discussione la qualità del lavoro che faccio (di quello che mi hanno consentito di fare avendomi tolto quasi ogni incarico).Ho persino messaggini in cui Landini si complimenta per la gestione di alcune vertenze…Vengo cacciato solo perché rappresento l’opposizione interna alla cgil. Il dissenso che la fiom e la cgil hanno deciso di ridurre al silenzio, di espellere. Non possono più permettersi di misurarsi con la loro irrilevanza, con la loro crisi drammatica di risultati concreti. Nel 2012 cacciato dalla segreteria e oggi dalla fiom. Scriverò qualcosa di più meditato, tuttavia in pochi giorni Landini ha riabilitato Sergio Marchionne e licenziato Sergio Bellavita. Uno è diventato buono e l’altro è sempre stato cattivo. Anche questa è parte della pochezza di un segretario dispotico e arrogante che ha raccolto solo sconfitte e che lascerà solo macerie.”

Per chi non lo conosce Sergio Bellavita “era” un funzionario della segreteria nazionale FIOM, portavoce del movimento interno di opposizione “Il sindacato è un’altra cosa”, quindi scomodo per i vertici conservatori di una organizzazione che dovrebbe, invece, essere “rivoluzionaria”.

“É venuta meno la fiducia” la replica CGIL.

Ho incontrato personalmente Sergio solo due o tre volte, ma ne ho sentito parlare spesso ed avuto immediatamente stima e simpatia, inoltre spesso è stato l’unico ad ascoltare i lavoratori, era quello sempre pronto a spendersi per loro, quello che non scendeva a patti con i padroni, quello che esprimeva la propria idea, anche in dissenso con i lavoratori, ma poi li ascoltava e li seguiva, costi quello che costi. Sempre dalla loro parte.

Non sono iscritto alla FIOM CGIL, ma ad un’altro sindacato, non per dissenso politico ma per quel modo invadente di porsi e pretendere di essere l’unico “sindacato dei lavoratori”, l’unico vero ed unico sindacato dei lavoratori, anche se devo ammettere che qualche volta non avevano tutti i torti. Ma se un sindacato così estremo, così dalla parte dei lavoratori, così prepotente nel voler essere sempre e comunque l’unico vero sindacato, licenzia un suo funzionario, non per la “qualità” del suo lavoro, anzi, ma solo perchè critica apertamente e con ragione la dirigenza suggerendogli di rivedere le proprie posizioni per non perdere di vista l’obiettivo sindacale su cui si fonda … allora il sindacato dei lavoratori non esiste per davvero, od almeno, se esisteva, non esiste più.

Esiste ancora, invece, l’associazione sindacale giuridica, l’organizzazione registrata che, sfruttando le proprie peculiarità storiche o costitutive, sopravvive con il solo scopo di mantenere attiva la propria parte imprenditoriale di datore di lavoro, di proprietario di immobili ed attività da mandare avanti. Insomma, se il sindacato licenzia il funzionario che difende i lavoratori non è poi così differente da qual padrone che dice di combattere.

La mia esperienza sindacale in un’azienda di respiro nazionale, con un coordinamento nazionale di RSU che ha da sempre un funzionario sindacale per ogni sigla che la segue, mi ha insegnato a cercare prima il consenso con i miei colleghi, perchè prima di affrontare l’azienda ho sempre dovuto combattere con i “segretari nazionali” dei differenti sindacati per convincerli delle nostre richieste e solo dopo, finalmente, aprire una vertenza. Vertenza nella quale si doveva sempre stare all’erta e rincorrere sempre le mosse dei funzionari sindacali nazionali, perchè non deviassero dal percorso in nome di un “interesse collettivo” che molto spesso si rivelava una perdita. Sono, insomma e purtroppo, stato abituato a fronteggiare l’organizzazione sindacale non come quella che mi difende ad ogni costo ma come quella che riceve quote di iscrizione in cambio di firme sotto procedure di mobilità, producendo introiti per se in cambio di licenziamenti.

Dopo tanti anni di difficili rapporto con questi “nazionali”, che mi hanno persino estromesso dalle delegazioni trattanti perchè non ero allineato al loro pensiero (meno male che non sono mai stato un loro dipendente), finalmente Sergio Bellavita aveva cambiato il modo di fare sindacato, pur con opinioni competenti e suggerimenti interessanti, ma quando i lavoratori chiedevano qualcosa è sempre stato pronto ad assisterli e persino quando l’azienda invitava i segretari ai “pranzi di lavoro” era disposto non solo a riferire, ma addirittura a farsi sostituire da uno o più di noi RSU: aperto, democratico, uno di noi.

Al contrario, avendo espresso un parere maggioritario tra i lavoratori ma non remunerativo per le associazioni sindacali, io venivo allontanato senza spiegazione dalle delegazioni in trattativa con l’azienda, forte del fatto che il segretario nazionale del sindacato è anche colui che comunica, quindi sceglie a suo insindacabile giudizio, i nomi dei partecipanti.

In quell’occasione avevo scritto ai vertici sindacali una famosa frase attribuita a Benito Mussolini e che ho sempre condiviso: “Regimi democratici si possono definire quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà l’impressione al popolo di essere sovrano”. (da La dottrina del fascismo, con Luigi Contu, Hoepli, 1936).

É chiaro che atti inaspettati ed imperativi come quello di estromettere un sindacalista dissenziente non possono essere classificati tanto distanti da questa affermazione e quando ad essere estromesso con questi metodi è addirittura un membro della segreteria nazionale del “sindacato dei lavoratori”, che come colpa non ha l’aver fatto un accordo vergognoso od avere in discussione la qualità del suo lavoro, ma “soltanto” non essere d’accordo con le politiche forse morbide dei suoi vertici associativi ed esprimerle liberamente, allora chi compie questi gesti di censura è molto simile a chi ha ideato quella frase.

Ho scritto tempo fa in FaceBook a Sergio che prima o poi lo avrebbero licenziato, scherzavo credendo di esagerare, oggi sono pentito di averlo fatto perchè la cosa si è avverata: il sindacato dei lavoratori ha licenziato uno dei suoi funzionari più vicini a quei lavoratori che dice di tutelare, ma se davvero Landini vuole essere il segretario del “sindacato dei lavoratori” deve ripensare a quel gesto affrettato e riammettere Sergio perchè il suo lavoro non era ancora finito e noi ne abbiamo bisogno.

Sergio Bellavita serve al sindacato, senza persone come lui, veri Compagni con la “C” maiuscola, il sindacato è morto.