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Un voto inutile

Ho sempre pensato che l’astenuto in realtà esprimesse un voto, quello della maggioranza, ma non è così, astensione e quorum, apparentemente due cose differenti tra loro , non vanno d’accordo e chi si astiene in presenza di un quorum da raggiungere in realtà impedisce agli altri di esprimersi. Questo è forse il modo più bieco ed abbietto di limitare le libertà degli altri.

Al prossimo referendum costituzionale non ci sarà quorum e c’è da scommettere che gli stessi che predicavano l’astensione diranno l’esatto opposto, in assenza di quorum l’astenuto diventa pericoloso, specie se a votare sono solo gli attivisti di questo o di quel parere, misurandosi non sulla totalità dei pareri ma solo su quelli con maggior numero di volontari attivi.

Nel voto di ieri 17 aprile 2016 una cosa è chiara, la maggioranza di SI è stata schiacciante, Vale a dire che se si fosse raggiunto il quorum del 50% dei votanti difficilmente il NO avrebbe potuto prevalere, a meno che tutti i restati lo avessero scelto, e questo conferma ancor più che chi non ha votato non si è adeguato alla maggioranza ma ha impedito a questa, con la propria inazione, di prevalere.

Il risultato sono stati trecento milioni di euro ed un’occasione buttati al vento, in un momento in cui il governo ha così tanto bisogno di denaro da aver deciso di vendere persino i gioielli di famiglia. No,non mi riferisco a Poste Italiane o a Ferrovie dello Stato, che sono da sempre in crisi, ma ad ENAV, che produce da sempre profitti enormi, di almeno cinquanta milioni di euro all’anno fino al record assoluto dei sessantasei milioni versati all’erario nel 2015. Tutto nel silenzio assoluto delle opposizioni.

Vendere un simile gioiello che non vive di tasse dei cittadini ma di proventi delle tariffe aeree per realizzare (forse) un massimo di quattrocento milioni di euro, quando già ne produce oltre cinquanta all’anno, è incomprensibile se comparati al voler vanificare la spesa di ben trecento milioni per un referendum predicandone l’astensione. Spendiamo, almeno lasciateci decidere.

Tutto appare assurdo, tanto assurdo, così come consentire senza penalità alcuna l’astensione in elezioni che devono raggiungere un quorum, uno esclude l’altro, infatti nelle primarie di qualsiasi partito chi vota vota, nella rete chi vota vota, nei referendum costituzionali chi vota vota, in tutti gli altri casi è necessario un quorum, ma se quorum deve essere, allora deve essere vietata l’astensione, perchè in presenza di quorum  l’astensione è la negazione democratica del voto espresso, non un’espressione di voto, ed in quanto tale dannosa per la democrazia.

Questo voto non è stato vergognoso, ma stupido: stupido chi pensa che con il menefreghismo ed il qualunquismo si risolvono i problemi, stupido chi crede che tanto non cambierà nulla, stupido, o forse criminale, chi spende denaro pubblico quando i cittadini sono affamati.

La maggioranza, questa volta, ha impedito a chiunque di decidere. Il partito dell’astensione, non solo non si è adeguato al volere di altri, ma, addirittura, ne ha limitato la libertà di scelta in assenza di altre opinioni, e, soprattutto, ha dimostrato assoluta disattenzione per la realtà delle cose, lasciando campo libero alla demagogia ed alla disinformazione, nel migliore degli stili dei regimi totalitari, dove l’opinione è pericolosa perchè impedisce la dittatura.

In questo referendum c’è stato di tutto, ma una cosa a me è mancata, un dato importante di cui si è parlato molto, ma che nessuno ha saputo fornire e spiegare: il numero reale dei lavoratori coinvolti e/o che perderanno il lavoro.

Se uno stabilimento è in crisi, se una categoria è in pericolo ci sono sempre iniziative a sua tutela, manifestazioni di lavoratori, a volte solo pochissimi, che protestano. Abbiamo assistito a delegazioni di poche persone con striscioni che protestano sotto gli uffici istituzionali in migliaia di casi, in questo referendum non ho sentito la voce di uno solo di essi, ma esistono?

Devono esistere per forza, qualcuno sulle piattaforme ci lavora, ma quanti sono?

Avuti i dati sull’affluenza il premier Renzi, fingendo (male) di non voler cantar vittoria,  ha dichiarato di essere contento soprattutto per i lavoratori delle piattaforme che oggi sarebbero tornati al loro posto di lavoro, come se ieri si stesse votando il loro licenziamento immediato … questi lavoratori sarebbero tornati al lavoro comunque, dato che prime concessioni scadranno solo tra un anno e le ultime tra undici.

Oggi sono deluso e preoccupato, se a Weimar l’indifferenza ha scritto la storia, non credo che oggi ricorrano le condizioni per una sua replica, ma se Platone aveva davvero visto bene affermando che “Una delle punizioni che ti aspettano per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori”, allora dobbiamo ripensare al nostro modo di guardare e partecipare alla vita dello stato, prima che gli esseri inferiori da lui descritti ci prendano anche il poco che ci è rimasto.

Faber est suae quisque fortunae.