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COME SI ANESTETIZZA UN POPOLO

5 AGOSTO 2011, una data che per il nostro Paese rappresenta il vero inizio formale della perdita di sovranità, per opera della Commissione Europea e BCE; in questa data Jean Claude TRICHET in qualità di presidente della Banca Centrale Europea e il candidato in pectore Mario DRAGHI, scrivevano una lettera all’allora presidente del Consiglio Silvio BERLUSCONI, il contenuto che doveva rimanere segreto viene rivelato dal Corriere della Sera il 29 settembre 2011 nell’arco di tempo compreso tra queste due date, inizia il vero e proprio declino del governo italiano, da mesi attaccato in ambito finanziario nel suo punto più debole, il tasso d’interessi deciso dai mercati finanziari per il debito Pubblico, il più alto in tutta Europa.

A sugellare come era vista dall’Europa l’Italia, il sorriso sarcastico dei leader tedesco e francese di allora, Angela MERKEL e Nikolas SARKOZY, a margine del Consiglio Europeo del 22 ottobre 2011, dove in pratica si bocciò la manovra economica che doveva rispondere alla lettera incriminata, varata il 14 settembre.

Questa è una premessa indispensabile per comprendere il clima di quel periodo, con l’esito finale delle caduta del Governo Berlusconi il 12 novembre 2011, un contesto che in altre situazioni, in altri Paesi europei, la soluzione più razionale è stata il ritorno alle elezioni, ma in Italia non successe.

L’opinione pubblica venne condizionata da messaggi inquietanti, che convinsero tutto il sistema Paese stremato dalla crisi finanziaria, dall’incapacità politica nel creare soluzioni credibili gestita in quel momento da un governo che seppur godeva di un’elevato consenso parlamentare derivante dalle elezioni del 2008, non aveva più la credibilità, anche per le inchieste giudiziarie che lo colpirono, bisognava agire in altra direzione; insomma il 9 novembre con una decisione inconsueta fu semplice comprendere la soluzione decisa, la nomina del Prof. Mario MONTI di senatore a vita, decisa dal presidente della Repubblica Giorgio NAPOLITANO, a tre giorni dalle dimissioni del governo, si capì quindi chi avrebbe preso le redini in mano.

Il periodo compreso tra il 16 novembre 2011 e il 28 aprile 2013, tanto durò il governo presieduto da Monti può essere declinato con una semplice parola: RESPONSABILITA’; tutti i partiti dell’arco parlamentare, ad esclusione di piccoli distinguo, avevano il compito di trasmettere all’opinione pubblica questa parola, ad essi si sommavano tutte le parti sociali, anche le strutture confederali sindacali dovevano frenare la loro attività nonostante i tanti sacrifici e l’indebolimento dei diritti dei lavoratori, prova ne fu l’inefficace iniziativa nei confronti di quella che oggi viene definita come “Legge Fornero”, che prevedeva una pesante modifica dell’art. 18, ma soprattutto misure sul sistema previdenziale, che hanno provocato non pochi problemi e malumori, in quel momento tutti sentirono parlare di “esodati”, coloro che utilizzando regole preesistenti di accompagnamento verso un’anticipo del pensionamento, per attenuare effetti sulle crisi industriali, vedevano accordi tra le parti sfumare con conseguenze gravi, tanto che ancora oggi si ricorre ad interventi tampone per rimediare alle ingiustizie create da quella legge.

Tra i principali attori di quel momento c’era il Partito Democratico dell’allora Segretario Pierluigi BERSANI, che rinunciò ad una facile vittoria alle eventuali successive elezioni, dopo la caduta del governo di centro-destra, in nome della sempre declamata RESPONSABILITA’, la conseguenza di questa posizione portò anche i sindacati, tra i quali il maggiore in termini di iscritti, la CGIL, a non insistere verso iniziative contro il governo, proprio per la vicinanza di campo politico con il PD; le parti sociali delle imprese e banche erano quindi nella condizione quasi ideale, ovvero non poter sì richiedere interventi economici a loro favore, ma poter giovarsi di una pace sociale senza precedenti.

Insomma mentre negli altri Stati, anche in condizioni molto più sfavorevoli, in termini di parmetri economici più sfavorevoli, la Democrazia prevaleva sui meri calcoli ragioneristici, in Italia tutto questo non è successo, al contrario la Politica ha subito un notevole calo di credibilità, l’astensione al voto è ormai una patologia cronica, la demagogia, il populismo ha trovato terreno fertile inizialmente con il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord, oggi praticamente in tutti i Partiti dell’arco parlamentare, ma la condizione più grave è l’assenza d’azione dei sindacati, che trovandosi in difetto per non aver frenato i primi pesanti provvedimenti verso lavoratori e pensionati del governo Monti, non riesce a reagire alla delegittamazione della politica nei loro confronti, ma soprattutto permane un timore di non trovare il giusto riscontro nelle azioni, che in passato non avrebbero chiesto un momento di riflessione per metterle in atto; una condizione che è dimostrata dal calo di tesseramento, ma soprattutto giustificata dalla minore partecipazione alle iniziative.

In tutto questo contesto bisogna però considerare un ulteriore aspetto fondamentale, i sistemi di comunicazione di massa, orientati a trasmettere una situazione di apparente tranquillità, un continuo illudere con numeri spesso usati in modo sbagliato e strumentale per indicare uno stato di crescita che nei fatti ogni cittadino non riesce a percepire, una Politica che è scomparsa dai territori, se non in occasione di eventi elettorali, ma sempre con il controllo pressante dei vertici nazionali.

Se oggi molti si chiedono perchè in altri Paesi esiste ancora una forte partecipazione attiva dei cittadini, nei confronti di provvedimenti che minano una condizione di diritti conquistati duramente, come ad esempio vediamo in Francia ed in Grecia, mentre in Italia permane un torpore di massa inspiegabile, possiamo tranquillamente dire che lì si è votato la Politica seppur con tutti i suoi difetti, non ha scelto di annichilire la Democrazia a favore di una logica solo di mercato, sì è vero i provvedimenti che questi governi prendono rispondono ancora troppo ai freddi numeri della finanza, ma non si può non tener conto, seppur con le implicite difficoltà, della volontà popolare.

Insomma se oggi è possibile in Italia veder smantellare lo stato sociale, in tutte le direzioni, dalla scuola alla sanità, colpire diritti fondamentali nel lavoro, tanto da creare differenziazioni generazionali notevoli nei sistemi di tutela, ma soprattutto veder favorire le imprese, il sistema bancario, è proprio per i motivi cui sopra, una Politica che non interagisce con l’elettorato, ma cerca solo di attirare attenzione verso di sè, in un contesto simile è quindi necessario l’appoggio dei poteri economici, che nel nostro Paese controllano anche la comunicazione e non è più inusuale vedere reazioni scomposte delle forze dell’ordine, di fronte alla giustificata esasperazione nei pochi momenti di ribellione, episodi spesso oscurati che trovano spazio in limitati settori dei social in internet; la rete appunto che è ormai diventato l’unico spazio di confronto e scontro, dove quasi tutto è permesso dire, chiedetevi perchè, se si può ipotizzare una risposta, l’unica plausibile è che non si può non dare un luogo dove poter sfogare la propria rabbia, Internet è l’ideale, non fa danno, ma soprattutto ti illude di poter risolvere i tuoi problemi, trovando luoghi virtuali che appaiono enormi, ma nei fatti ristretti a pochi addetti.

La rete è anestesia, la comunicazione di massa pure, continua ad essere iniettata nelle vene del Paese e le conseguenze che si potrebbero verificare, quando finirà i suoi effetti, non si possono immaginare nè prevedere, ma non si devono oggi sottovalutare, l’unica cosa che possiamo constatare è che non solo Francia e Germania come nel 2011 ridono di noi.

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