anomalie-costituzione

Le anomalie del referendum 2016

Mentre l’opinione pubblica è distratta dallo scandalo di turno e dagli slogan populisti, pochi si sono accorti che, forse per la prima volta nella storia repubblicana, si accumulano dietro un quesito referendario, che dovrebbe essere espressione democratica e libera del popolo, una miriade di anomalie così grandi da oltrepassare l’orizzonte e non essere più in vista, se non come uno sfondo sbiadito in un’immagine dalle forti tinte.

Si tratta di una serie di eventi quasi senza precedenti e forse mai prima concentrati tutti insieme, tra questi la durata della cosiddetta “campagna elettorale”, la difficile intelligibilità del quesito referendario, complicato forse più di un antico contratto assicurativo e che prevede persino le clausole scritte in piccolo, vale a dire l’introduzione ex novo di ben due articoli oltre l’emendamento di ben quarantasette, il governo impegnato in prima linea nella propaganda, la violazione sistemica del concetto di par condicio tra i soggetti pro e contro, gli innumerevoli voltagabbana che celebravano il vecchio testo ed oggi lo cestinano impietosamente e la gestione del dopo referendum che affanna quasi inspiegabilmente i suoi proponenti.

Certamente le anomalie non finiscono qui, ma queste sono già non poca cosa.

La campagna elettorale sembra interminabile, dura praticamente da febbraio, da quando si è saputo che, non avendo il provvedimento raggiunto la maggioranza prevista in parlamento per l’approvazione immediata, si sarebbe dovuto ricorrere al voto popolare.

Il parlamento ha già approvato, anche se a maggioranza semplice, quindi la mancanza di quorum per confermare il testo non è necessaria trasformando questa votazione in una sorta di “sondaggio” popolare, più che una vera elezione e nove mesi di attesa e campagna rischiano di stancare le persone, se questo non è già successo e ponendo gli irriducibili contrari al quesito nel rischio di soccombere davanti al rifiuto dei distratti che potrebbero recarsi alle urne solo per dire basta, smettetela, e confermare il quesito per principio e non per convinzione.

Il testo referendario, poi, non aiuta: quarantasette articoli emendati rendono la vita difficile anche ai più attenti giuristi, figuriamoci a chi non legge più i giornali oltre ai titoli di prima pagina, inoltre i due nuovi articoli introdotti non sono da trascurare, perché trattano concetti, come la gestione dei contratti dei dipendenti delle camere, che nulla dovrebbero avere a che fare con la costituzione e semmai essere materia di una legge ordinaria di diritto del lavoro.

Ma forse, però, l’anomalia più grande è proprio l’impegno ostinato ed irriducibile del Governo in prima linea nella propaganda referendaria.

Non ricordo qualcosa di simile se non frugando nella storia di regimi non certo democratici, dato che, proprio la presenza degli organi di governo, “distrae” qualsiasi media che dipende in qualche modo dalle scelte politiche dalla propria obiettività comunicativa.
Questo aggiunge in modo quasi naturale voci a chi è già schierato con il governo e genera una violazione sistematica del già difficile concetto di “par condicio” tra i soggetti pro e contro il quesito, tendendo a sbilanciarlo a favore del governo, cioè del potere.

D’altronde è evidente come gli innumerevoli voltagabbana che, in tempi non sospetti, celebravano l’attuale testo come il migliore mai apparso sul globo terracqueo, oggi lo cestinano impietosamente per un qualche interesse personale, altrimenti non potrebbero contraddire il proprio pensiero così platealmente ed in qualche caso vergognosamente.

Per ultimo, ma non ultimo, la gestione del dopo referendum sta affannando forse troppo i suoi proponenti per non essere sospetta, possibile che la tenuta di un governo debba essere misurata sulle scelte del popolo rispetto ai fondamenti repubblicani?

Semmai il governo è tenuto ad attuare le scelte popolari, non a sfracellarsi contro di esse, ma al contrario tutto è iniziato ed in fondo proseguito proprio così e la tenuta dell’esecutivo sembra essere misurata solo sul si o sul no ad una proposta referendaria, quando, nel frattempo, il governo attuale è in carica da oltre mille giorni attuando da tre anni riforme e cambiamenti.

Ha ragione Renzi a dire che non è in discussione il governo a causa del referendum, il governo è e deve essere in discussione per il suo operato che è stato fin qui davvero prolifico e per questo restare od andarsene, ma è anche vero che il referendum è un’occasione per sondare l’opinione del popolo sulle sue scelte, dato che il quesito è partito dalla compagine di maggioranza, sarà comunque un test sul gradimento per essa.

Certo, non è mai possibile scindere completamente l’uomo dal giornalista o dallo statista, però l’equilibrio e la ragione vorrebbero queste figure quasi passive davanti alle richieste ed ai bisogni delle persone ed osservare che, al contrario, esse diventano strumento di interessi limitati, sinceramente addolora e delude.

Il 4 dicembre 2016 è una data importante, lo si è capito, non facciamoci sfuggire l’occasione di parteciparvi e poter pensare di averci almeno provato, sia che siamo a favore o contro il quesito.